Alfred Korzybski e il verbo essere.

Posted by on luglio 24, 2014

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Alfred Korzybski

Alfred Korzybski e il verbo essere (Korzy, per gli amici), è il padre della Semantica Generale. OK frena cos’è sto parolone semantica generale che già sembra difficile? Io faccio così quando una parola che leggo mi è nuova preferisco sempre prima “cercare di intuire la radice della parola” (l’etimo di) semantica, se la so, altrimenti la cerco:

(dal greco semantikos, “significato”, derivato da sema, “segno”)

Quindi Semantica generale vuol dire “significato generale”

Aggiungo qualche informazione in più all’etimo che ho trovato perché a mio avviso (posso sbagliarmi) mi risulta incompleto ;-) perché la parola semantica è formata da 2 parole sema+ntica come gramma+tica, o matema+tica, eccetera, dove tutti questi suffissi (cioè che vengono dopo) derivano dal greco MATIKE sottinteso TECNE = arte, cioè fatto con gli arti con le mani. Quindi semantica molto presumibilmente può voler dire sema=segni (inteso come significati) fatti con tica->da matike->da tecne= arte->da arto=mani (intesi come parole scritte). Questo ci mostra anche come ogni tot generazioni le parole mutano, e fanno salti sia di significato che e di suono, pertanto anche di segno, e questo accade perché ogni generazione aggiunge un proprio slang (gergo, linguaggio personalizzato) ed una propria interpretazione e preferenza di significato a determinate parole (ed è così che creiamo le differenze linguistiche nel tempo. Perché lo facciamo? Perché siamo creativi (-; ).

Tornando all’amico Alfred (Korzy per gli amici):

Luca, aspetta, intanto chi è questo Korzy è perché dovrebbe essere importante, perché dovrei sapere di lui, è famoso?

Sua è la famosa frase “la mappa non è il territorio” vedremo spesso quanto questa affermazione in comunicazione, e nell’apprendimento strategico (cioè in cose del tipo: imparare a imparare, o imparare a meglio imparare a imparare ;-D)  è importante. Dicevo di Korzy: su wikipedia è molto bene riportato quanto segue (i grassetti il ho aggiunti io):

Molti tra i sostenitori ed i critici di Korzybski tendono a ridurre il suo sistema piuttosto complesso ad una semplice faccenda di cosa egli sostenne circa il verbo essere. Il suo sistema, comunque, è basato principalmente su terminologie come i diversi ordini di astrazione, e formulazioni come coscienza dell’astrarre. Spesso si sostiene anche che Korzybski si oppose all’uso del verbo essere, una sfortunata esagerazione. Egli teorizzò che certi usi del verbo essere (l'”essere di identità” e l'”essere di”) fossero errati nella struttura, come per esempio nell’affermazione “Joe è uno sciocco” (detto di una persona di nome Joe che ha fatto qualcosa ritenuto sciocco). Nel sistema di Korzybski una valutazione di “Joe” appartiene ad un più alto ordine di astrazione che “Joe stesso”. Il rimedio di Korzybski consiste nel rifiutare l’identità; in questo esempio, restare consapevoli che “Joe” non è ciò che “chiamiamo” lui. Troviamo “Joe” non nel dominio verbale, il mondo delle parole, ma nel dominio non verbale (i due domini, disse, corrispondono a due diversi ordini di astrazione). Questo concetto è ben espresso dalla più famosa premessa della “Semantica Generale” la mappa non è il territorio. Si noti che la frase usa il predicato non è. Questo esempio, uno dei tanti, mostra che l’autore non intendeva abbandonare il verbo essere come tale. Disse espressamente che non vi erano problemi strutturali con il verbo essere, quando usato per definire l’esistenza o la locazione. Qualche volta sarebbe anche corretto usare le forme sbagliate di tale verbo, purché si resti consapevoli delle loro limitazioni strutturali.

Aneddoto su Korzybski

Alfred KorzybskiUn giorno, mentre teneva una lezione ad un gruppo di studenti, s’interruppe per prendere dalla sua borsa un pacchetto di biscotti avvolto in un foglio bianco. Borbottò che aveva solo bisogno di mandar giù qualcosa, e offrì i biscotti agli studenti seduti nella prima fila. Alcuni ne accettarono uno. – Buoni questi biscotti, non vi pare? – disse Korzybski dopo averne preso un secondo. Gli studenti masticavano vigorosamente. Poi tolse il foglio bianco mostrando il pacchetto originale. Sul quale c’era l’immagine di una testa di cane e le parole “biscotti per cani”. Gli studenti videro il pacchetto e rimasero scioccati. Due di loro si precipitarono fuori dall’aula verso i bagni tenendo le mani davanti alle bocche. – Vedete signori e signore? – commentò Korzybski – ho appena dimostrato che la gente non mangia solo il cibo, ma anche le parole, e che il sapore del primo è spesso influenzato dal sapore delle seconde -. La sua burla mirava ad illustrare come certe sofferenze umane vengano originate dalla confusione tra la rappresentazione linguistica della realtà e la realtà stessa.

In Sintesi:

Chiunque di noi è qualcosa di molto più grande e complesso del proprio nome legato al verbo essere (come Luca è) Sia dal punto comunicativo che educativo, è sconveniente oltre che errato criticare sia se stessi che gli altri dicendo: Luca è stupito, o dirsi cose come io sono un disastro, io sono negato, io non sono capace, tu non sei capace, tu sei un disastro, e via dicendo.

Primo.
Tutte queste forme vanno cambiate di base con il verbo AVERE
:  hai fatto una sciocchezza, hai fatto un errore, ho fatto una sciocchezza, ho fatto un errore.

Secondo.
Per comunicare in modo assertivo (cioè in modo che la comunicazione definisca chi esprime cosa), vanno corrette ulteriormente affermando:  secondo me (o io ritengo che, a me sembra che) hai fatto una sciocchezza, hai fatto un errore. In prima persona: penso di aver fatto una sciocchezza, ritengo di aver fatto un errore.

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