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Judo emozionale

Posted by on aprile 19, 2016 in Credenze Strategiche, Educazione finanziaria, Imparare, Metafore, Muscoli Mentali, percezione, Strategie | 0 comments

Ogni tanto consiglio lo Judo emozionale. E’ più di una metafora, è reale, è cercare di fare in modo che le emozioni negative non ci colpiscano e non ci prendano impreparati, privi di difese.

Ovviamente quando consiglio lo Judo Emozionale, questo non vuol dire diventare subito cintura nera di Judo Emozionale. Si può venire comunque ribaltati le prime volte che si prova ad usare lo Judo emozionale, proprio come nello Judo reale. E’ questione di pratica, tecnica, allenamento. Le tecniche che possiamo usare sono di tipo comunicativo e percettivo. Sicuramente consiglio di fare pratica di PNL per questo.

A che serve lo Judo Emozionale?

Chi non controlla le proprie emozioni e controllato dalle emozioni, ovviamente intendo quelle negative:

  • sia quelle che generiamo per abitudine,
  • sia quelle altrui a causa dei neuroni specchio, delle reazioni

E chi non controlla le proprie emozioni come ci ricorda Warren Buffet non controlla il proprio denaro.

Persone di successo versus Persone sfigate? No, persone che fanno succedere versus persone che reagiscono.

Posted by on gennaio 2, 2016 in Distinzioni, Educazione, Il potere della distinzione | 0 comments

Oggi leggendo una infografica che divideva le presone in:
Persone di successo versus Persone sfigate
Secondo me la distinzione dovrebbe essere tra,

  • “persone che fanno succedere
    (gli eventi e le azioni che le portano agli obiettivi),
  • e persone che non fanno succedere
    (o che reagiscono agli eventi).

La deverbalizzazione (il verbo dichiara chi fa l’azione e quale azione) e la successiva sostantivazione e aggettivazione delle azioni, nasconde (e rende di difficile comprensione) di chi è l’ovvia responsabilità delle stesse.

Parole riflessive.

Posted by on dicembre 18, 2015 in Aforismi, Comunicazione | 0 comments

Ognuno interpreta le parole degli altri in base a quello che riflette di se stesso (le proprie: credenze, opinioni, metafore, background culturale, ambiente in cui vive).

Raramente qualcuno fa la fatica di interpretare le parole degli altri cercando di capire cosa stava riflettendo (a cosa si riferiva, cosa volesse dire).

Mentre quasi sempre ci aspettiamo che le parole degli altri siano riflessive, cioè che comprendano preventivamente cosa potremmo pensare noi di quello che ha detto.

E questo è un bel problema che viviamo tutti i giorni.

Dire: “pensa prima di parlare”; che tradotto vuol dire: “pensa a quello che ti conviene dire, e/o non ti conviene, e pensa a come dirlo”, presupporrebbe riflettere sugli effetti della propria comunicazione.  Una pessima supponenza in tal caso sarebbe credere che affermando un qualsiasi messaggio questo sia interpretato come noi lo interpreteremmo.

Cos’è che che ci può aiutare a comunicare con “empatia”? Sicuramente che il ricevente del messaggio usi empatia.

La massima comprensione tra due (o più persone) è quando chi sia chi parla che chi ascolta cercano di immedesimarsi nell’altro, tenendo il canale empatico il più attento e aperto possibile.

La minima o nulla comprensione tra due o più persone avviene quando sia chi parla che chi ascolta non sono minimamente interessati ad immedesimarsi nell’altro, mantenendo un atteggiamento decisamente introverso.
O come riporta il titolo di un libro di Paul Watzlawick “guardarsi dentro rende ciechi”, e sordi aggiungo io.

 

Le domande che non ti poni non avranno mai risposta.

Posted by on ottobre 1, 2015 in Aforismi | 0 comments

“Le domande che non ti poni non avranno mai risposta.”

E tra queste ci possono essere domande come:
Cosa voglio dalla vita?
Quali progetti voglio realizzare?
Quali traguardi, obiettivi voglio raggiungere?

Per mia esperienza un buon momento per farsi queste domande è durante un viaggio, in treno o in auto, o una lunga camminata, o in un posto dove possiamo meditare per darci il tempo necessario per rispondere.

Ricchezza è un termine di quantità non di qualità.

Posted by on settembre 7, 2015 in autoinganni, Come raggiungere i propri obiettivi, Credenze Strategiche, Distinzioni, Educazione finanziaria, Il potere della chiarezza, Il potere della distinzione, Metafore | 2 comments

Nell’ottica di allenare le distinzioni, che stanno alla base delle nostre valutazioni, quindi scelte, pertanto azioni, ecco un altro esercizio pratico: guardate questa bella immagine che gira su facebook, e notiamo la generalizzazione negativa del termine “ricchezza”.

distinzioni-ricchezza

Come ho scritto nel titolo: Ricchezza è un termine di quantità non di qualità.

Nel nostro personabolario conviene usare il termine “ricco” appunto come termine quantitativo e non qualitativo. Perché essere ricco non esprime e non deve esprimere un termine negativo in se per se. Possiamo essere ricchi di conoscenza, di saggezza, di esperienze, di energia, di idee, di speranza, di obiettivi, di saggezza, ricchi di amore, ed anche di soldi, laddove i soldi sono anch’essi un elemento quantitativo e non qualitativo.

In modo contrapposto possiamo essere ricci di idiozie nel cervello che ci rendono impossibili valutazioni strategiche, e utili.

Pertanto la ricchezza è un termine di quantità non di qualità.

Il significato che diamo al termine ricchezza quindi dipende da noi.

Se per ricchezza intendiamo essere ricchi di soldi, mi piace ricordare questo aforisma:

“La ricchezza amplifica le caratteristiche di una persona”.

Siano queste positive che negative. Con un amplificatore puoi fare del male, rompere i timpani alla gente, dar fastidio a chi dorme, urlare ad un volume oltremisura. Oppure con un amplificatore è possibile far sentire parole sagge ad una più ampia moltitudine di persone. Com’è e possibile amplificare armonie concettuali o musicali e farle sentire a migliaia o centinaia di migliaia di persone. L’uso che ne facciamo dipende da noi. Lo strumento non è implicitamente negativo o positivo.

Questa distinzione, cioè quella di comunicare con maggiore attenzione certi significati, come quello relativo alla “ricchezza” trovo sia fondamentale se vogliamo arricchire noi stessi e gli altri nei vari ambiti della vita.

Alza gli occhi

Posted by on settembre 6, 2015 in Comunicazione | 0 comments

Il cartello qui sotto ha buone intenzioni, e difetta nell’arte della comunicazione. Vediamo perché.

buone-intenzioni-con-pessime-comunicazioni

Siamo così INTRISI della cultura del dire cosa non fare, del cosa evitare, (stare lontano da) piuttosto che indicare cosa fare (andare verso a) che anche quando diamo i consigli è come se dicessimo se vuoi andare dal GELATAIO NON ANDARE DAL FORNAIO.

Che cosa si nota di più visivamente del messaggio qui sopra? “NON AVERE PAURA!”
Questo è il messaggio più accentuato. E come ogni frase negativa, fa pensare comunque alla cosa che si vuole evitare invece di indicare con forza (accentuandolo) la parte positiva (che si possono vedere più stelle).

Qui di seguito ecco come l’avrei scritta:

Se stai passando un periodo buio,
alza gli occhi,
perché più è buio e
più SI VEDONO LE STELLE.

“alza gli occhi” è uno stratagemma utile sia per coloro che piangono (è più difficile piangere tenendo lo sguardo verso l’alto) sia per chi sta depressando. Infatti colui che si sente “depresso” per esserlo deve mettere in atto tutta una serie di comportamenti, posture e pensieri. Dato che la postura influenza la mente quando la mente influenza la postura, è molto più difficile generare pensieri negativi tenendo lo sguardo verso l’alto piuttosto che verso il basso.

“perché” l’uso del perché Robert Cialdini ci insegna nel suo libro sulla persuasione è un potente strumento per ottenere l’accettazione di una richiesta (nel caso specifico: alza gli occhi). Da test fatti le richieste corredate da un perché ottengono una percentuale di accettazione molto più elevata rispetto alle richieste prive di un perché, anche quando il perché non aggiunge nulla alla richiesta stessa.

L’accento grafico è su “SI VEDONO LE STELLE” quindi sulla ristrutturazione dell’idea del buio.

Come Audio leggere un tuo PDF con il copia incolla bloccato. Per smanettoni.

Posted by on settembre 2, 2015 in audio lettura | 0 comments

Questo è un caso raro ma può succedere Avevi scritto un tuo documento, lo avevi esportato in PDF e ci avevi messo una password per bloccare il copia e incolla del testo. Ora ti serve rileggere ascoltando velocemente quello che avevi scritto ne tuo documento, ma non puoi perché hai solo quel PDF e quindi non puoi usare come vorresti l’audio lettura. Che fare? Perché ABBYY Fine Reader non ti potrebbe aiutare. Sei fregato? Ti tocca ribatterlo tutto sul computer? No, Ecco come puoi ovviare a questo increscioso problema, con un software Macro Recorder.

Jitbit-macro-recorder

 

Apri Macro Recorder (di jitbit.com lo puoi avere a partire da 39$),
Premere Rec, poi:

1) vai nel PDF fai Print Screen del monitor (pulsante nella tastiera) “di una pagina” del PDF,

2) importarla in programma di grafica che tratta le immagini,

3) aumenta la risoluzione dell’immagine a 300 dpi,

4) salva (meglio se in in .tif bianco e nero, bitmap, compressione LZW),

5) importa l’immagine in ABBYY Fine reader,

6) tornare al punto 1, fai scroll alla pagina successiva.

Premi Stop di Macro Recorder.

Premere play per tutte le pagine che ti serve.

Se hai un portatile a volte viene meglio se ruoti l’impostazione del monitor di 90 gradi.

Poi esporti l’OCR del testo da ABBYY fine reader in formato testo in Balabolka, li lo converti in mp3 segliendo la tua voce SAPI5 preferita, così quando vai a fare jooging, o torni a casa in macchina, puoi ascoltarti il testo che ti serviva.

Non lasciarti dominare dagli accadimenti della vita. “Le opportunità sono disponibili, perché non provare?”

Posted by on agosto 9, 2015 in Appunti, video | 0 comments

Non lasciarti dominare dagli accadimenti della vita
perché questi saranno assolutamente imprevedibili.

Trova cosa ti appassiona, punta ad un obiettivo raggiungibile, ed usa la passione ogni giorno per raggiungerlo.

Solo in questo modo potrai avanzare, danzando dentro il turbinio, dentro la tempesta degli accadimenti della vita.

“Le opportunità sono disponibili, perché non provare?”

12:28 09/08/2015
Luca Pilolli ispirato dalle parole di Alex Zanardi:

Il problema di prendere una decisione.

Posted by on luglio 27, 2015 in Appunti, Come migliorare la comunicazione, Distinzioni, Educazione, Il potere della chiarezza, Il potere della distinzione, Imparare, MotivAzione, Muscoli Mentali, Muscolo Decisioni Scelte, Tattiche | 0 comments

Il problema di prendere una decisione è determinato da questi 3 fattori.

I primi due sono legati alla paura di sbagliare:

1° Avere troppo poche informazioni.
In questo caso la soluzione è esplorare e cercare informazioni.
Conosci qualcuno che ha già risolto questo tipo di problema? Se si chiedi nel modo più dettagliato come ha fatto e cosa ha fatto, compreso se necessario quali credenze e convinzioni aveva a riguardo e quali valori (modeling).

2° Avere informazioni che si contraddicono.
In questo caso la soluzione è fare chiarezza sulle informazioni. Perché ci si potrebbe trovare nell’impossibilità di scegliere, oscillando in continuazione tra pro e contro di soluzioni contrapposte. In tal caso è bene definire le proprie priorità, rivedere la lista dei propri valori, e se necessario imparare come cambiare la percezione del problema. Perché come insegna Albert Einstein, la soluzione a volte sta al di fuori dei termini del problema stesso. In questi casi ci possiamo trovare di fronte alla necessità di fare un “meta-cambiamento” cioè un cambiamento del cambiamento. Mi spiego meglio. Se tutte le azioni che abbiamo fatto per risolvere il problema, continuano a mantenerlo vuol dire che tutte le nostre azioni portano all’invarianza del problema, cioè il problema resta tale e col tempo può peggiorare.

Un problema è come un cancro, lo devi prendere in tempo, se no diventa grosso e ti può uccidere. Ecco perché lo devi risolvere.
Dal Film Bronx

In questo caso una possibile soluzione è appunto apprendere di più su come noi percepiamo il problema, se questo tipo di percezione e diffusa o meno, e se non lo è in altre persone, all’interno del gruppo dei pari o al di fuori del gruppo dei pari, e se altre persone non percepiscono tale cosa come problema, quali credenze, convinzioni hanno a riguardo (modeling).

3° Dover rompere le proprie abitudini, uscire dalla zona di confortevolezza.
Quindi pensare di doversi mettere scomodi, di dover faticare, fare qualche sacrificio.
In questo caso bisogna ricordarsi che per ottenere qualsiasi miglioramento bisogna impegnarsi o usando intelletto (studiare, apprende), o il fisico (lavoro, azioni, spostamenti), sicuramente impegnare del tempo (che va sottratto ad altro, anche al tempo libero se necessario) e fare o produrre azioni specifiche che producano risultati misurabili.

I Business Angel non investono sulle idee ma nella realizzazione di esse.

Posted by on luglio 12, 2015 in Azione, Come raggiungere i propri obiettivi, Credenze Strategiche, Educazione finanziaria, Il potere della chiarezza, Il potere della distinzione | 0 comments

Brian Cohen il presidente dei «New York Angels», una costellazione di 120 investitori, i più attivi della East Coast americana, in una intervista apparsa sul corriere afferma che da noi manca la cultura del fallimento.

Che qui pochi ci provano, e che abbiamo troppa paura di sbagliare. Anche lui come altri (ed il sottoscritto) afferma che noi pensiamo che chi fallisce, qui è marchiato a vita. Mentre negli USA è molto più più probabile che riparta subito mettendo a frutto le lezioni apprese dall’insuccesso.

Cohen aggiunge un’altra considerazione davvero molto interessante, ovvero che da noi manca la cultura del successo e della celebrazione del successo. Chi ha successo e guadagna molto genera sospetto, ci chiediamo chi sta facendo soffrire, a chi ha fatto del male guadagnando tutti quei soldi, se se li merita.

Negli USA se fallisci e ci riprovi le persone portano molto rispetto per il coraggio che dimostri, qui in Italia se fallisci sei considerato quasi un appestato dalle istituzioni dalle banche dalla gente.

Il grandissimo errore culturale e paradosso è che qui l’apprendimento è sempre e solo acquisire conoscenza attraverso lo scarto degli errori. Quindi lo sbagliare non è eludibile. Molti neo milionari americani per quanto ne sapevo dal 70 all’80% hanno avuto da 1 a 3 fallimenti. Qui saresti considerato dopo 3 fallimenti una PATACCA, un incapace, un fallito, una persona pericolosa, da evitare, quasi un bandito, molto probabilmente e sicuramente un delinquente, un poco di buono.

Inoltre la cultura della diffidenza che c’è in Italia fa si che non c’ci sia molta cultura della “condivisione” della conoscenza. I corsi relativi al business al marketing sono quasi sempre copiati (e qualche volta adattati) da modelli made in USA. Mentre negli States chi ha successo vede nella condivisione nella formazione di altri due vantaggi, guadagnare anche in un altro modo da quello che si è imparato e per i più ispirati “tornare” un po’ alla collettività qui in Italia, c’è ancora radicata la cultura “Mors tua vita mea” e se spieghi modelli di business ad altre persone sei un fesso perché dovevi tenertelo per te.

Cohen afferma che loro, i Business Angel, non investono sulle idee, ma che investono nella loro esecuzione.

Personalmente più di una volta mi è capitato nella vita che delle persone volessero coinvolgermi nella realizzazione di una idea, pensando che il valore fosse  soprattutto nell’idea. In questi casi mi piace ricordare che probabilmente in molti prima di Edison hanno sognato di creare sistemi che generassero la luce in qualche modo, solo 1 però ha avuto la forza e la costanza di fare migliaia di esperimenti per riuscirci imparando da ogni singolo fallimento. Tant’è che Edison infatti affermava che da ogni fallimento aveva imparato come non fare la lampadina.

Cohen continua dicendo che un’idea brillante sfruttata male non vale niente, e creare una start up oggi costa poco mentre far crescere un’impresa è invece costosissimo.

Pertanto nel caso crediate ancora che l’idea è quello che vale, prima capite che l’idea da sola non vale niente e meglio è.

Mentre una idea in azione, con contributi di esperienza di altre persone, con spinta di lavoro di un team, e con il giusto supporto economico può creare valore se e solo se supera il punto di non ritorno dell’investimento (break event). Una cosa che mi piace ricordare è che in tempo di guerra quando un esercito vinceva una battaglia il bottino di guerra era diviso. Questo vuol dire che erano molti che ne beneficiavano. In tempo di pace, i modelli di business più cooperativi e meno competitivi, possono creare vantaggi, valore e prosperità per più persone.

Link Utili e approfondimenti:

Articolo del Corriere.it, titolo: Brian Cohen, «l’angelo» delle start-up: “L’Italia non ama chi ha successo”

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