Come scopriamo le novità.

Posted by on marzo 6, 2013

Guardate questo video, e vedremo come questo artista in pochi minuti ci aiuta a comprendere un aspetto importante per la nostra crescita.

L’effetto WOW, gli psicologi oggi direbbero che è dato dall’effetto insight.
L’effetto “scoperta”, scoprire qualcosa di nuovo, è qualcosa di veramente impegnativo. Perché è così?

Il motivo è dato dal fatto che andiamo in cerca di “categorie concettuali fornite dall’esperienza precedente”.

Un esperimento che prova questo è quello delle “carte truccate” realizzato da Jerome Seymour Bruner [1] nel quale vengono mostrati a dei soggetti degli stimoli “anomali”, che violano l’aspettativa  riguardo i colori dei semi delle carte da gioco.

Esempio di carte simile a quello dell'esperimento.

Scopriamo l’importanza del fattore tempo.

Se il tempo di esposizione  delle carte ai soggetti testati era molto basso, questi identificavano le carte di Picche di Colore Rosso come carte normali, non si accorgevano della novità, pertanto le facevano rientrare nella categoria concettuale dall’esperienza precedente. Potremmo dire anche di essere in presenza di un pre-concetto, pre-giudizio, stereotipo. Ovvero la mente completa la realtà con quanto già conosce. Questi strumenti che noi possiamo chiamare, “preconcetto, pregiudizio, stereotipo” nella maggior parte delle esperienze di vita ci sono utilissime perché velocizzano i processi mentali e la risposta pragmatica, ovvero il nostro comportamento, le nostre azioni.

Tuttavia è proprio questo automatismo che ci rende la vita difficile per scoprire, apprendere, imparare: “cose nuove”.

A tal riguardo Elena Calamari (docente di Psicologia generale) e Susanna Giusti scrivono sul sito dell’Università di Pisa:

L’esperimento venne usato da Thomas Kuhn come una sorta di “prototipo metaforico” della sua idea sui paradigmi della scienza che vengono modificati quando non sono più in grado di assimilare nuove evidenze e anomalie emergenti. Secondo Kuhn l’esperimento “fornisce un meraviglioso modello, semplice e convincente, del processo della scoperta scientifica; (…) la novità emerge soltanto con difficoltà, che si manifesta attraverso la resistenza, in contrasto con un sottofondo costituito dall’aspettazione.

All’inizio si percepisce soltanto ciò che ci si aspetta e che è usuale, persino in circostanze nelle quali più tardi l’anomalia viene a essere rilevata”[2].

Poi la presa di coscienza che c’è qualcosa di sbagliato produce riadattamento e la scoperta è compiuta.

Allo stesso modo nell’esperimento di Bruner e Postman, mentre alcuni soggetti non riuscivano mai a vedere l’anomalia,

coloro che arrivarono al riconoscimento corretto delle carte anomale si accorsero prima che “c’era qualcosa di sbagliato“ senza identificare “cosa”, proprio come gli scienziati sensibili all’anomalia e capaci di coglierla come occasione per cambiare il paradigma.

La “scienza normale” tende a sopprimere le novità, ma è efficace nel farle nascere perché “l’anomalia è visibile solo sullo sfondo costituito dal paradigma”[3], cioè dal modello vigente di quella scienza, con le sue apparecchiature e raffinatezze tecniche e concettuali, e la resistenza del modello precedente garantisce contro una resa troppo facile.

(fonte: http://www.unipi.it/athenet/22/art_4.htm)

 

L’aspettativa e l’attenzione determinano quello che percepiamo della Realtà Esterna.

L’aspettativa, cioè quello che ci aspettiamo, dove, a cosa e come poniamo l’attenzione determinano quello che percepiamo della Realtà Esterna (ed interna, ma questa è un’altra storia, per ora). Un’altro esperimento che dimostra questo aspetto lo  puoi testare direttamente con questo video, contando quanti passaggi di palla fa la squadra bianca?

 

Questo video è un remake di un test fatto da Richard Wiseman, il quale racconta che quando lo mostra nelle conferenze, alcuni (una piccolissima percentuale) lo accusavano di mostrare due versioni differenti del filmato. Cioè dato che loro non avevano notato nulla durante la prima proiezione, poi nella seconda quando gli si faceva notare un elemento che prima non avevano visto, piuttosto che ristrutturare l’esperienza precedente, cosa che ritenevano impossibile, accusavano Wiseman di mistificazione. Questo conferma l’esperienza di Jerome Seymour Bruner sul fatto che una piccola percentuale di persone a cui venivano mostrate le carte, anche aumentando il tempo di esposizione di 40 volte, non riuscivano a cogliere la differenza, arrivando anche a dire di non essere più certi quali fossero i semi delle carte. Pertanto la resistenza al cambiamento, quindi anche l’atteggiamento ad apprendere cose nuove, dipende da una serie di fattori, relativi alle credenze e convinzioni, ma anche questa è un’altra storia che sarà affrontata in un altro articolo.

Bergonzoni, con un geniale satira sotto forma di aforisma pone questa domanda a se stesso ed al suo pubblico.
Chi è più grave l’infermo di mente o il fermo di mente?

Da tutti questi esempi possiamo comprendere che l’apprendimento come viene elegantemente detto avviene attraverso “lo scarto della norma”.  Ovvero cogliendo quanto non ci aspettiamo già. L’analisi dei propri errori in genere ci costringe a guardare il prodotto delle nostre azioni, le nostre azioni ed il contesto sotto altri punti di vista, e ci costringe pertanto a ricontestualizzare la realtà entro la quale ci muoviamo e reagiamo.

 

In estrema sintesi possiamo dire che se decidiamo di voler apprendere molto, abbiamo bisogno di andare in cerca di quante più differenze e/o ricontestualizzazioni possibili.

 

Note bibliografiche.

[1]. Bruner, J. S. e Postman, L. (1949) On the perception of incongruity: A paradigm, Journal of Personality,8, 206-223.

[2]. Kuhn T. (1962) The structure of scientific revolutions, University of Chicago Press (tr.it. La struttura dellerivoluzioni scientifiche. Come mutano le idee della scienza. Einaudi, Torino, 1969, p. 88).
[3]. Ivi, p. 89

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