Dare e Ricevere, approvazione, appagamento, interdipendenza, connessione, esseri sociali, e cosa c’è sbagliato negli insegnamenti del “tutto dipende da te”.

Posted by on maggio 4, 2017

In un bel video che vidi tempo fa Alessandro Baricco disse quando i pensieri sono fragili servono molte parole per riuscire ad esprimere un concetto. Bene, questo articolo parla di un fiore fragile, di una intuizioni che cresceva sempre più dentro di me, germinata da un seme piantato nella mia mente dal disaccordo che provavo quando acquisivo insegnamenti provenienti da certe discipline formative, che predicavano l’importanza che io chiamo “individualista”. Quando i miei pensieri sono fragili in genere ne parlo con la mia amica Roberta, perché il suo modo di pensare mi aiuta a mettere in ordine i pensieri. Da quella chat avrei voluto scrivere un articolo, dettagliato e strutturato. Tuttavia ricordo con maggior affetto le chiacchierate di Gregory Bateson con sua figlia che altre parti dello stesso libro “Verso un ecologia della mente”. Così ho deciso di proporvi direttamente la nostra conversazione che intavolai con lei dopo aver ascoltato una intervista di Nikola Tesla dando inizio così a:

Le Chat di Luca e Roberta

Luca:

Nikola Tesla, tratto da un’intervista del 1899 parla del “dolore cosmico” e del fatto che siamo fatti di luce ed energia della stessa energia che è tutta collegata ed in continuo cambiamento. Nikola afferma:

[…] “Ogni volta che una persona a me cara è stata ferita io ho provato del dolore fisico, questo perché i nostri corpi sono fatti della stessa materia e la nostra anima è collegata con dei fili infrangibili […] La scomparsa di una stella e l’apparizione delle comete ci influenzano più di quello che possiamo immaginare. Le relazioni tra le creature della terra sono ancora più forti, perché con i nostri sentimenti ed i nostri pensieri il fiore profumerà ancor di più, o cadrà in silenzio. Noi dobbiamo capire queste verità, il rimedio si trova nei nostri cuori, e nello stesso modo nel cuore degli animali che chiamiamo universo”. […]

Nota: teniamo a mente che Nikola Tesla ha inventato grazie alle visualizzazioni quello che ci consente di utilizzare l’energia elettrica come la conosciamo oggi e che usa un linguaggio di fine 800, che conosceva più di 6 lingue e probabilmente ha fatto scoperte scientifiche andate perdute che com’è successo per Archimede serviranno decine di anni se non più per riscoprirle”. So che lo scettico, come lo sono io affermerà se sono andate perse come è possibile affermare che sono state scoperte? Non è di questo che voglio parlare oggi ma dell’importanza dell’interconnessione.

Nikola Tesla in quell’intervista Parla anche della comprensione e dell’ascolto, ma non in termini di quello che siamo abituati a pensare, qualcosa di molto più ampio. E questo mi fa capire perché abbiamo maggiore empatia quando siamo maggiormente in ascolto dell’altro/a; e non proviamo sentimenti quando non siamo in ascolto, non siamo in comprensione, o siamo in ascolto solo di noi stessi.

Inoltre ripensando a quello che afferma riguardo al fiore, mi fa capire sempre meglio quanto sia errata tutta quella scuola di pensiero che cerca di insegnare di non cercare soddisfazione e approvazione negli altri e con gli altri. I bambini lo sanno benissimo, gli animali anche quanto invece sia importante, a questo punto pare anche le piante.

Noi uomini ci inganniamo che possiamo fare a meno degli altri.

“La felicità è reale quando condivisa” (Happyness is real when shared) scrisse Christopher Johnson McCandless apprendendo purtroppo a costo della vita (descritta nel film Into the Wild).

Nota: ho trattato di questo argomento nell’articolo Quante Verità o Realtà esistono del 26 novembre 2010.

Ti ricordi che ti dissi che quando una cosa non mi convince resto in ascolto anche per anni. Nella mia mente resta attivo come un programma in cerca di indizi sparsi, che poi man mano collega.

Ho sentito più volte una scuola di pensiero che afferma di non cercare “soddisfazione e/o gratificazione negli o dagli altri” nel mio caso quando affermavo che trovavo piacere ad essere al centro dell’attenzione insegnando qualcosa, e del bisogno che avevo di questa cosa.

Roberta:

“soddisfazione e/o gratificazione negli o dagli altri”
dipende come hai interpretato questa affermazione.

Luca:

Sto collegando sempre più fonti che affermano proprio il contrario, cioè di quanto questo bisogno di interconnessione di gratificazione a più livelli sia non solo necessario, quanto fondamentale.

Certo possiamo dire “dipende cosa intendi” Ora la sfumatura del “dipende” è meno importante di quello che sto collegando. Il tipo di bisogno è qualcosa di più forte del “dipende”, poi il dipende ne migliora la qualità.
Ma trovo sempre in più libri elementi che disintegrano quella scuola di pensiero, devo solo prendermi in tempo di unire e collegare tutti questi esempi sparsi e scollegati tra di loro.

Un esempio importante l’ho trovato nel libro “Il Cigno Nero di Nicholas Taleb“. Parlo di interconnessione e soddisfazione, appagamento dato da questa interconnessione, senza la quale quello che è intorno a noi non funziona, noi stessi non funzioniamo.

Taleb parla della frustrazione che hanno i ricercatori scientifici, perché effettuando migliaia di esperimenti che vanno male, non ricervono gratificazioni sociali a causa di questo, e dell’interconnessione di questa cosa, sia a livello emotivo, che economico.

Gregory Bateson parla dell’interconnessione che c’è tra il morso del cavallo, l’aumento della sua stazza, e l’erba, il ciclo di vita dell’erba.

Nikola Tesla come ho scritto poco fa affermò: “Le relazioni tra le creature della terra sono ancora più forti, perché con i nostri sentimenti ed i nostri pensieri il fiore profumerà ancor di più, o cadrà in silenzio.”

Quelli che affermano di non cercare soddisfazione e gratificazione con e negli altri sono in errore.
E questo è il primo punto, poi il “come” è questione qualitativa cioè un aspetto subordinato.

Questo argomento nella mia mente sta prendendo sempre più forma come un’intuizione forte.

Ora sintetizzo malamente (perché il pensiero è ancora fragile come direbbe Baricco).

C’è una corrente di pensiero che afferma di non cercare negli altri soddisfazione e/o gratificazione, di cercare soddisfazione in se stessi.

Non soffermiamoci in questo momento sui termini “soddisfazione, gratificazione, negli o con” io ho ragionato su insiemi più grandi e cioè che non è possibile scindere il nostro essere sociale.

Non è possibile fare una divisione del tipo “trovare in se” quello che per natura oserei dire l’universo “cerca interazione con l’altro”.

Quindi direi che è falso, ed ho mille esempi che mi si accendono sempre di più. Dal sesso, dalla procreazione, il cibo, l’aria, l’acqua, sono tutte cose che comprendono elementi esterni a noi stessi.
L’elemento psichico (che è anche fisico) non può violare questo.

Perché quando lo fa semplicemente non raggiunge la felicità, la gratificazione, la soddisfazione.

Sapere di essere riusciti a fare un impresa, serve a noi come autostima, ma se non lo sa nessuno, MAI, perde della potenza gratificante, senza la condivisione, interazione con l’altro senza come dicono gli americani “la celebrazione” manca quell’energia sociale del “dare e ricevere“.

E’ ancora un po’ fragile perché devo usare tante parole per cercare di esprimere il concetto ma man mano che raccolgo materiale diventerà sempre più forte e chiaro.
Comprendi cosa intendo?

Roberta:

sei andato avanti come un treno, aspettavo che finissi prima di leggere.

Luca:

Dovevo far fluire il flusso di cose che stava uscendo ;-)

Faccio un esempio personale. Nel mio caso io “do quello che ho appreso” (nel ballo ed in altri ambiti della vita) e ricevo di ritorno apprezzamento anche in forma di denaro, compenso, attenzione, posizione sociale, riconoscenza (essere riconosciuto) e via dicendo. Nell’ambito dell’insegnamento del ballo sociale di coppia posso affermare sintetizzando che sì, è per se stessi, per gli altri/e, con gli altri/e. E mi piace molto che il ballo più di ogni altra disciplina formativa che ho trattato, perché ha gli elementi per sintetizzare i concetti che voglio esporre.

Ci tornerò sopra, faccio un altro esempio di interdipendenza e interazione sana: è come per la frutta, si mangia per se stessi e per gli altri, gli altri sono le piante che grazie il nostro mangiare, portiamo lontano i loro semi, li defechiamo, in origine lo facevamo direttamente in terra concimando con la nostra “merda che ricordo chiamiamo concime se siamo contadini” ed i nostri batteri probiotici.

Forse un esempio di interazione non sana è quando mangiamo altri animali, non c’è uno scambio, a meno che non ci sia un disegno più ampio di equilibrio delle specie, più difficile da vedere e forse accettare.

Roberta:

mh :D adesso hai spostato il focus, comunque comprendo perchè.

Luca:

No è tutto interconnesso davvero come parla Tesla.

Roberta:

pensa e scrivi per capitoli e punti, sennò rischi di fare un calderone e di non farti capire

Luca:

ok lo farò, tuttavia prima per me è importante che il mio pensiero diventi sempre più forte sull’argomento.

Roberta:

:-) stai già scrivendo

Luca:

Condividi come me che c’è una scuola di pensiero che reprime il cercare gratificazione e soddisfazione nel/con l’altro?

Roberta:

si, chiaro, non interpreto la repressione, qual è questa scuola?
è un pò come quando parlavamo dell’assioma sull’assertività
“dipende tutto da te”
“nessuno può farti sentire in un determinato modo”
parli di questo?

Luca:

esatto sono falsi o meglio ritengo incompleti ad un punto tale che possono portare profondamente in errore.
Perché l’interdipendenza, come i neuroni specchio, fanno si che siamo molto più connessi, interconnessi di quanto non viene spiegato.

Ad esempio: “Nessuno può farti sentire in un determinato modo “se e solo se sei cintura nera di Judo comunicazionale, cioè che se sei capace di farti passare le cose oltre come se non ti toccassero, oppure cintura nera di isolamento”. Manca sempre questa parte di spiegazione.

Roberta:

io penso che dipenda molto da che punto di vista si analizzi la questione
penso che la scuoletta che dice questo la guardi da un punto di vista di esaltazione dell’individualismo
di potenzialità della persona e non da un punto di vista sociale, fisico.
Quindi  se devo pensare alla forza del pensiero e della mente e convincermi che tutto dipende da me, ti dico si.
Ma se devo poi ammettere o solo pensare che le azioni degli altri non mi influenzino, dico no, è una stronzata
però sono ancora propensa a non creare dicotomia. Ma solo perché credo che siano punti di partenza differenti, non divergenti.

Luca:

L’esaltazione dell’individualismo è sbagliata e se ci pensi sta alla radice di questa società come del capitalismo.

L’insegnamento che “Tutto dipende da te” è in parte vero e in parte falso. E’ incompleto e detto in modo incompleto è una illusione. E te lo provo in modo molto semplice:
Se tutto dipendesse da me, io e te saremmo stati insieme :D ahahaha.

Roberta:

ahahahaha

Luca:

vedi che non è così :-)

Roberta:

no dai cerca di seguirmi, sono ancora labile in questo concetto e lo sai e non ti sto dando contro sto ragionando con te; io penso che siamo su due livelli diversi.

Luca:

Sono serissimo, ho usato un esempio ed ho sdrammatizzato ridendoci sopra ma è serissimo.

Roberta:

Cioè la scuola di pensiero del dipende tutto da te aveva determinati obiettivi
anche quello di osannare la pnl e compagnia bella e di creare quel filone motivazionale che forse non sarebbe esistito.

Luca:

Quegli obiettivi sono stati insegnati nel modo e con termini in parte errati.

Roberta:

sai, adesso mi è molto chiaro quando dieci anni fa mi è stato detto
che quel filone motivazionale appunto motiva
ma poi si fa il salto e si va oltre

Luca:

l’individualismo serve soltanto per acquisire RESPONSABILITA’.

Roberta:

esatto, l’individualismo serve soltanto per acquisire RESPONSABILITA’

Luca:

ma guarda caso RESPONSABILITA’ vuol dire semplicemente Rispondere in modo abile. A chi? OK a se stessi e al mondo esterno soprattutto.

Roberta:

loro parlano di responsabilità, solo che il concetto stesso di responsabilità implica l’altro. Perché responsabilità significa abilità nel rispondere  a se stessi ok, ma agli altri soprattutto.

Luca:

infatti, esatto, stiamo dicendo la stessa cosa e siamo arrivati allo stesso punto.

Roberta:

ok quindi fin qui siamo d’accordo, però dico
questa cosa della scuola del “tutto dipende da te”
serve appunto come base di partenza secondo me
per questa teoria della responsabilità o meglio
della consapevolezza di determinate questioni per poi andare oltre

Luca Pilolli:

non sono d’accordo e questo grazie proprio al ballo di coppia,
ti faccio un esempio: sarebbe come pensare che imparando a ballare da soli poi si è in grado di ballare tranquillamente anche in coppia :D
non funziona, perché manca l’interazione, manca il prendere la misura, manca lo scambio, l’adattamento all’altro/a e la guida, la comunicazione e sopratutto manca di efficacia in termini di socializzazione di essere sociali e ricevere gratificazioni da questa attività sociale. Ricordi: “La felicità è reale solo se è condivisa” (In to the Wild).

Roberta:

non lo so, alle volte fai degli esempi calzanti, però faccio casino a mettere assieme esempi di livelli diversi.

Luca:

io no :D, sarà che sono più incasinato :D e ci sono abituato a giocare con il pensiero laterale.

Roberta:

forse e io troppo inserita in determinate logiche :D
comunque dovrò rileggere questa teoria del “tutto dipende da te”, per capire cosa intendessero realmente, perché secondo me forse volevano dire qualcosa anche di coretto ma si sono espressi male.

Luca:

Si è una buona idea perché forse ci è arrivato e tramandato un messaggio incompleto o travisato.

Tornando all’esempio del ballo, nel ballo è importante imparare i passi base e lo si può fare da soli ma anche in coppia, insegnando ballo, in coppia si imparano molto prima, anche per emulazione, per i rinforzi che si apprendono vedendo come fa l’altro e per la comprensione che si acquisisce quando si è in sintonia e si va assieme a tempo, e si fa lo stesso tipo di passo (lunghezza e spinta).

Devo ammettere che grazie all’insegnamento del ballo di coppia ho compreso molto di più l’importanza dell’interazione dell’interdipendenza e di quanto il “tutto dipende da te” sia si valido, quanto incompleto.

Roberta:

bene dai ti sento meglio di ieri

Luca:

si già questa mattina mi sono svegliato, e ascoltandomi mi sono detto: Luca è tornato :D

Roberta:

che bella sensazione, quando ti dici, sono tornato.

Luca: :D

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