Dare per ricevere o dare per il piacere di dare?

Posted by on novembre 21, 2010

Come trovare il giusto equilibro? Come soppesare vantaggi e svantaggi? Alle volte diamo e non riceviamo in cambio quanto ci aspettiamo. Eppure il dare come racconta Cialdini crea psicologicamente negli altri una necessità forte di sdebitamento, quella che Cialdini chiama la Regola del Contraccambio. O come dicevano i Romani, do ut des, ut des, ut des….

Come sempre ogni questione dipende dal punto di vista dal quale scegliamo di analizzarla.
Se scegliamo di sederci e guardare la questione di chi si aspetta qualcosa in cambio, spesso ci troveremo nella situazione di chi rimane scottato, fregato, deluso. Ma se decidiamo di guardare la questione dalla parte che “dare per ricevere” mette nelle mani degli altri il destino della propria soddisfazione, del proprio piacere. In tal senso si coglie che facendo così mai saremo artefici, o padroni, o protagonisti, o responsabili (tutti sinonimi) della propria soddisfazione, appagamento.
Pertanto se il dare è visto come soddisfazione del proprio del proprio essere, del proprio io, del proprio ego, del proprio karma, (ognuno scelga la parola che più gli piace); si ottengono tre grandi benefici, il primo di essere responsabili e artefici della propria soddisfazione e quindi di essere già soddisfatti nel dare, il secondo di essere piacevolmente sorpresi nel ricevere, il terzo di fare comunque buona impressione nei confronti degli altri e comunque in un modo o nell’altro far leva sulla regola del Contraccambio.
Personalmente credo che un buon equilibro del dare è la logica win to win, molto più americana come filosofia che europea. Noi europei quando riceviamo qualcosa la prima cosa che pensiamo è: dov’è la fregatura? Sembra che il motivo sia da imputare alla innumerevoli guerre che ci sono state nel nostro continente che hanno formato questa cultura della diffidenza, decisamente svantaggiosa. Addirittura hanno scoperto che nelle lingue latine e anglosassoni ci sono dal doppio al triplo di termini negativi rispetto a quelli positivi. In tal senso diventa statisticamente difficile pensare positivo, piacevole, gioioso, serve una attenzione cosciente per farlo. Ma una volta attuata i vantaggi sono più che evidenti sono triplici.

Per dirla in termini economici è come dire: preferisci investire e perdere sempre o preferisci investire e guadagnare dal 300 al 400%? Detta in tal modo risulta evidente quanto sia conveniente e vantaggioso abituarsi a pensare in termini positivi diventando artefici della proprio ottimismo e della propria soddisfazione.

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