Dislessia, Dislessico, parole abusate.

Posted by on febbraio 1, 2012

Trovo che i termini Dislessia, o Dislessico, siano delle parole molto e gravemente abusate. Vediamo perchè:

Dislessia, DislessicoInnanzitutto Garzanti linguistica riporta come significato per Dislessia:

(med. , psicol.) incapacità di riconoscere o ricordare le parole scritte che si manifesta, nella lettura, con trasposizioni e inversioni di parole o di sillabe;
è originata da malattia nervosa o da lesione cerebrale.

Credo che quest’ultima parte della definizione sia profondamente scorretta, è una trappola mentale e linguistica, perché quando insegnanti attribuiscono la qualità di dislessico ad un alunno dicendo appunto che “è dislessico”. Creando 2 danni a mio avviso.

PRIMO, creando una malattia attraverso un termine che potrebbe nel 99% dei casi non esistere, ma essere piuttosto una mancanza di strategie adeguate di apprendimento e insegnamento.

SECONDO, attribuendo con il verbo “essere” una qualità ad una persona, creando potenzialmente una credenza limitante, negativa che lo può intrappolare in essa.

Ricordo cosa dicevano 3 grandi padri del sapere umano:

Platone (più di 2400 anni fa): “Studiate le Parole a partire dalle Cose, non le cose partendo delle Parole”.

 alfred korzybski, semantica generaleKorzybski, il fondatore della semantica generale: […] Il nome non è la cosa; la mappa non è il territorio”. Commettiamo l’errore di credere che, se c’è un nome, allora la cosa così nominata debba anch’essa esistere. Il che è responsabile, secondo me, di questa moltitudine di punti di vista sulla natura dell’essere umano, tra loro diversi e in gran parte contraddittori.  Ritengo che dovremmo abbandonare questa abitudine. […]

watzlawickWatzlawick: (uno dei padri della terapia breve strategica della psicologia moderna)
relativamente a quanto detto da Korzybski spiega nel suo libro “Guardarsi dentro rende ciechi” che ha ritenuto utile abbandonare i termini diagnostici delle malattie mentali e continua scrivendo:

[…] Non dovremmo dire: costui è schizofrenico.

(Nota di Luca: o Dislessico)

Dovremmo dire: questa è una persona che soffre, vediamo come possiamo alleviarne la sofferenza.

(Nota di Luca relativa alla Dislessia: Questa persona ha un problema di apprendimento, vediamo come possiamo aiutarlo a trovare una strategia adeguata a lui).

Altrimenti, rimaniamo davvero intrappolati nell’idea, che conduce infine all’ipotesi, che ci sia una realtà vera la fuori che è accessibile alle nostre menti, che di fatto la definizione di normalità sia essere consapevoli di vedere la realtà come veramente è, che il concetto di adattamento alla realtà sia la misura della sanità o della malattia mentale.
I filosofi e i fisici teorici hanno totalmente abbandonato l’idea di una realtà vera esistente là fuori. Ritengono che dovremmo a poco a poco seguirli. […]

Luca: ok Watzlawick per chi non è abituato a leggere e masticare queste cose può non è facile da leggere, e capire al volo, cerco di tradurlo a modo mio: come ci ha molto ben spiegato Malcolm Gladwell (autore di Blink) su Ted.com (ne ho scritto qui http://www.lucapilolli.com/malcolm-gladwell/) la scienza 50 o 60 anni fa andava in cerca degli Universali in molte materie come ad esempio fisica, biologia, medicina, psicologia, e altre ancora.

Poi 15 anni fa si sono accorti che è più utile, conveniente e interessante per comprendere l’universo dentro e fuori di noi, cercare di capire e studiare le Variabilità. L’esempio che porta Malcolm Gladwell, più semplice da capire, sempre relativo all’idea controproducente della ricerca degli universali è relativo all’industria alimentare, andavano alla ricerca del gusto perfetto, cosa ovviamente inesistente.

Io direi che questo è un’altro esempio di regresso, come ho spiegato altrove, non esiste solo il progresso, perché già i latini dicevano proverbialmente  “de gustibus non disputandum est” (tradotto più o meno: dei gusti non ci può essere disputa).

Malcolm Gladwell nel video su Ted.com spiega un tipico esempio di Variabilità ovvero che i gusti delle persone non sono universali, pertanto non possono essere messi statisticamente in un grafico su una verticale, ma sono orizzontali, cioè vari. Apparentemente banale vero? Eppure per il marketing alimentare anni fa fu una scoperta da miliardi di dollari, ovvero la nascita della segmentazione dei prodotti, cioè si sono accorti che le persone sono diverse, ed hanno gusti diversi, divisibili in piccoli e grandi gruppi.

Forse presto si accorgeranno nell’insegnamento che anche gli alunni sono diversi. Possiamo chiamarci in molti modi, target, clienti, prospect, alunni, gruppo dei pari, o gruppo DIS-qualchecosa, ma siamo sempre NOI e siamo VARI, e pertanto anche nell’insegnamento gli universali semplicemente NON ESISTONO.

Luca PilolliLuca:  Pertanto tornando alla questione “parola Dislessia, essere Dislessico”, che insegnamento traiamo dai filosofi, fisici, dagli psicologi come Watzlawick o i formatori come Anthony Robbins e i padri della PNL come Richard Bandler e John Grinder: “che nel momento in cui noi creiamo una parola, come Dislessico ad esempio,  stiamo creando una realtà che non esiste. Sopratutto nel momento in cui questa definizione viene attribuita ad una qualità umana. E la pericolosità di questo è che può generare per reazione, una serie di eventi e considerazioni false e forvianti.

Perché un conto è definire come Dislessia un danno oggettivo, celebrale “organico”, riscontrabile con un metodo di ricerca e di diagnosi precisi.

Un’altra cosa (grave a mio avviso) è attribuire una Diagnosi come “E’ Dislessico” partendo da dei sintomi descritti come: “incapacità di riconoscere o ricordare le parole scritte che si manifesta, nella lettura, con trasposizioni e inversioni di parole o di sillabe”.

Ma a chi definisce questo per Dislessia, non sembra venirgli il dubbio che il problema sia relativo alle:

  • tecniche d’insegnamento (che in genere NON sono Variegate);
  • alla strategia di percezione usata dall’allievo (che possono essere VARIE, pertanto diverse).

Solo che nel marketing quando ti vogliono vendere qualcosa, la tua VARIABILITÀ viene definita NICCHIA potenziale nella quale fare profitti, nella quale fornire qualcosa di utile e piacevole a qualcuno che non riceve un offerta adeguata. Mentre nella SCUOLA vengono usate (fate attenzione) altre parole,  non sei una NICCHIA, non fai parte del gruppo dei PARI allora fai parte del gruppo dei DIS-pari, dei DIS-inqualchealtromodoabili, quindi DIS-lessici.

Questo perché in questo caso la diversità non viene vista come un qualcosa di vantaggioso, potenziale, ma come qualcosa di oneroso, costoso. L’insegnante non viene pagato di più se scopre una nicchia, per lui avere più strategie di insegnamento in base alla tipologia di persona è un costo personale culturale. E se lo è per l’insegnante lo è per la scuola. La scuola non ha profitti sul rendimento. Per i diversi servono insegnanti di sostegno, e questo può erroneamente essere visto come un costo per la collettività.
Notate l’uso DIVERSO delle parole su un contesto universalmente uguale cioè la VARIABILITÀ.

Internet ci ha insegnato moltissimo attraverso le analisi di marketing, ci ha insegnato come l’approccio di massa (universali, uniformare verso un unico metodo, prodotto) sia assolutamente antieconomico. La “Long Tail” (coda lunga in italiano) ne è la prova inconfutabile, dove l’offerta variabile frammentata produce molto più reddito dell’offerta di massa. Questo in termini di soddisfazione.

A tal riguardo c’è anche un’altra importantissima questione. Un adulto, maturo, ed economicamente indipendente, SE NON RITIENE un insegnante valido, bravo, preparato, stimolante, capace, cosa fa? Semplicemente ne cerca un altro. Perché sa o intuisce che se per qualche motivo, anche a pelle, gli sta antipatico l’insegnante, può basta quest’empatia negativa a compromettere l’apprendimento.

Pertanto l’apprendimento non è mai separabile dagli aspetti empatici. Perché come sanno molto bene i professionisti del marketing ogni scelta è emozionale, compresa anche la scelta di ricordare o meno degli insegnamenti. Io per primo, che mi credevo molto razionale, ho fatto fatica a credere che qualsiasi scelta poggiasse i piedi su una emozione, purtroppo c’è stato un caso tragico che lo ha dimostrato. Gli incidenti stradali producono una quantità enorme di feriti, nel libro di Paul Watzlawich “Il linguaggio del cambiamento” Paul racconta di un caso clinico, di una persona che a causa di un incidente stradale e relativo ematoma cerebrale, era affetta da necrosi (morte) dell’amigdala (la parte del cervello dove risiedono le emozioni). L’uomo non provava più nessuna emozione, e non era in grado di prendere nessuna scelta, nemmeno le più semplici. Grazie, purtroppo, a questo caso oggi sappiamo che senza il corretto funzionamento dell’amigdala, quindi di provare emozioni, non siamo in grado di prendere decisioni e che le emozioni stanno alla base dei processi decisionali del cervello. Ripeto, compreso il fatto di decidere o meno di ricordare degli apprendimenti.

Tornando così al caso dell’adulto economicamente indipendente a cui non piace il proprio insegnante, lui rispetto ad un bambino, può avere la soluzione di cercare un’altro insegnante. Ed il nuovo insegnante se soddisferà le sue aspettative potrà essere descritto come, bravo, preparato, simpatico, magari anche severo, ma giusto, competente, e via dicendo.

E questo se facciamo attenzione, accade sempre quando la valutazione di gradevolezza (quindi empatica, che descriviamo con mi piace come insegnante e come alunno, o allievo) funziona in entrambi i sensi e non solo nel senso: insegnante verso allievo. I bambini sanno esprimere se un adulto non gli piace, sono gli adulti che non prestano attenzione/importanza a queste informazioni.

E Guarda caso i Dislessici sono sempre i bambini delle scuole elementari, i quali non hanno i requisiti d’indipendenza della scelta.

Quindi nella scuola il problema non è far parte del gruppo dei PARI, di quelli a cui va bene l’insegnante e il suo metodo di insegnamento unico massivo, o far parte del gruppo dei DIS-pari, cioè venire etichettati come Dislessici. Il problema è un problema di METODO.

Come fare? Ecco uno dei possibili approcci di esempio.


Il Metodo della PNL.

La PNL (Programmazione Neuro Linguistica) insegna che i metodi di apprendimento e pertanto di memorizzazione sono differenti in base ai 3 canali percettivi preferenziali e predominanti di un’individuo denominati V.A.C.:

  1. V per Visivo
  2. A per Auditivo
  3. C per Cinestesico (o cenestesico, che si riferisce al senso del tatto, del gusto, dell’olfatto e del movimento)

Circa 80% della popolazione apprende, quindi ricorda e pensa e comunica preferenzialmente in modo visivo, con termini visivi, con strategie di memorizzazione visive, e il resto del 20 % della popolazione (compreso il sottoscritto), apprende, ricorda, e comunica con termini preferenzialmente Auditivi e Cinestesici. (In marketing questi vengono chiamati cluster, in italiano gruppi).

Cosa vuol dire questo? Vuol dire tante cose:

Intanto notiamo che questa è una grande generalizzazione, perché le persone usano tutti i canali di percezione, chi più chi meno, e soprattutto i canali di percezione possono essere istruiti, potenziati.

Una precisazione:
la vista, anche se è l’ultimo senso a svilupparsi, in genere occupa l’80% delle capacità percettive, perché ogni secondo gli occhi inviano al cervello più o meno l’equivalente di 1 Gigabyte di dati al secondo. Cosa vuol dire questo? Per chi mastica informatica è facile capirlo, ma per evitare di complicare semplifichiamo dicendo che sono più di un miliardo di informazioni al secondo. Pertanto agli altri sensi percettivi resta in genere il 20% di banda per inviare informazioni al cervello. Tuttavia il cervello può usare metodi di apprendimento e memorizzazione partendo proprio da questo 20% di segnali percettivi.

Faccio alcuni esempi:

1° Gli stonati non esistono esistono solo voci educate: la maggior parte delle persone si definisce stonata: eppure la stonatura non esiste, come in realtà nemmeno l’intonatura. Sono definizioni di percezione che noi attribuiamo al modo di modulare i suoni. Quello che noi oggi percepiamo come intonato non è nient’altro che una voce educata attraverso specifici esercizi di canto. Le persone fortemente auditive possono avere una maggiore facilità a raggiungere in tempi più brevi l’intonatura, perché hanno maggiore attenzione e dimestichezza con i suoni. Perché nella loro strategia di apprendimento, di pensiero, e di ricordare, usano preferibilmente i suoni.

2° Non esistono negati nello sport, esistono solo corpi allenati a movimenti specifici. Ecco un’altra trappola mentale e linguistica. Sia nello studio di materie scolastiche che discipline sportive è stato dimostrato che se gli allievi hanno abbastanza tempo per studiare, apprendere, allenarsi, e applicarsi, tutti raggiungono l’apprendimento della disciplina.

La questione pertanto non è “essere capaci d’imparare o meno”, tutti hanno la possibilità d’imparare, la questione è:

  • in quanto tempo;
  • e con quale strategia di apprendimento e memorizzazione;
  • la motivazione sia dell’alunno che dell’insegnante, i desideri, le capacita di coninvolgere ed essere coinvolti;
  • l’empatia.

Chi definisce che esiste un tempo giusto, “normale”, o “naturale” di apprendimento, sta creando una realtà che non esiste.

Ci sono alcuni esempi eclatanti, il più emblematico è quello di Albert Einstein, a 3 anni non parlava, a 4 fu dichiarato ritardato mentale, incapace di apprende. Invece era un bambino dotato di una introspezione e curiosità fuori dal comune. Appunto non essendo comune non era ai più, e all’epoca, facilmente riconoscibile. Ma non è finita con Albert, anche da adulto, dopo la laurea, fece richiesta di poter proseguire con un dottorato, quindi di lavorare all’interno dell’università come ricercatore scientifico: gli fu risposto che non aveva le capacità per farlo.

Un esempio del motivo delle incomprensioni e perché accadono. La stragrande maggioranza delle persone (circa l’80%)  percepiscono il mondo, apprendono, ricordano, pensano, parlano, PREVALENTEMENTE in modo VISIVO.

Quando queste persone incontrano altre persone
• che non pensano, apprendono, ricordano, parlano come loro,
• ma usano termini Auditivi e/o Cinestesici,
vengono percepiti come diversi, si creano difficoltà di comunicazione e di comprensione per entrambi.

Perché? Perché la comunicazione per definizione è sempre bidirezionale, un individuo é allo stesso tempo emittente di un messaggio e ricevente decodificante di un messaggio. Quando due individui cercano di spiegare il mondo con termini percettivi diversi, la difficoltà di comprensione aumenta.

Come affrontare questa difficoltà e quali strategie usare.

Impariamo  ad individuare i canali percettivi.

Come ho detto prima anche se il senso prevalentemente è la vista, e che in genere usiamo tutti i sensi nelle varie situazioni (chi più chi meno) scopriamo prima gli “ALBINI”, gli estremi, cioè quelli che usano prettamente un senso in modo quasi totale, per imparare a identificare queste caratteristiche poi sfumate nelle altre persone.

Il prettamente Visivo usa termini per comprendere, ricordare e descrivere la realtà che lo circonda attraverso verbi e aggettivi relativi alla vista. Pensano per immagini, molto velocemente in genere, per questo parlano a raffica, anche mangiandosi le parole, perchè cercano di stare dietro alle immagini che hanno in testa, che possono vedere scorrere come un film, e pertanto descrivono la realtà con

verbi come: vedere, immaginare, guardare, osservare, e così via,
e usano aggettivi come: chiaro, radioso, luminoso, scuro, ombroso eccetera
Esempi: Ci vedo chiaro. Non sembra chiaro,  è nebuloso, è oscuro. E’ un tipo ombroso. L’ho vista proprio raggiante… Spesso iniziano le frasi con “vedi”…

Altri indizi (la prossemica: cioè come stanno nello spazio in rapporto agli altri): tendono a stare di fronte agli altri in modo frontale e distanziato per vedere bene, e avere una ampia prospettiva.

Il prevalentemente Auditivo usa termini per comprendere, ricordare e descrivere la realtà che lo circonda attraverso verbi e aggettivi relativi il senso dell’Udito. Pensa ascoltando la voce interna, muove e gesticola ritmicamente mani e piedi, possono parlare in modo melodioso ritmato. E’ una falsa credenza (oltre che una fesseria) che hanno la voce calda e bassa. Il timbro della voce non c’entra nulla con il VAC.
Pertanto descrivono la realtà con

verbi come: sentire, ascoltare, dire, parlare, suonare…
e usano aggettivi come: melodioso, armonico, rumoroso, stridulo, suonare bene,
Esempi: Mi suona bene, Mi stona, stride

Altri indizi (la prossemica): tendono a stare di fronte agli altri in diagonale, leggermente più vicini rispetto ai visivi, perchè hanno bisogno di sentire bene, portando avanti l’orecchio dominante.

Il prevalentemente Cinestesico usa termini per comprendere, ricordare e descrivere la realtà che lo circonda attraverso verbi e aggettivi relativi il senso del movimento, del tatto, del gusto e dell’olfatto, oltre tutte le sensazioni interne. Pensa ricordando sensazioni, e può aver bisogno di muoversi per apprendere. Possono parlare piano, lentamente, ed avere bisogno del contatto fisico per comunicare. Spesso grandi atleti sono persone con una spiccata cinestesia. Pertanto descrivono la realtà con

verbi come: sentire (perché è ambiguo), muovere, toccare, gustare, annusare, profumare, andare, eccetera
e usano aggettivi come: ruvido, morbido, pungente, soffice, caldo, freddo, veloce, lento,  profumato, puzzolente, e così via.
Esempi:  Mi sembra buono. Mi puzza, E’ stata proprio una serata gustosa…

Altri indizi (la prossemica): tendono a essere molto vicini altri altri per comunicare, sentono il bisogno di toccare l’altra persona per avere un contatto percettivo.

Tutti e tre usano inoltre tutta un serie di termini neutri che non sono né visivi, ne auditivi, ne cinestesici. 

Ricordo che la maggioranza usa tutti i canali precettivi, in modo più o meno educato ed erudito (istruito, dotto).

Ricordo inoltre che un canale percettivo poco istruito spesso deriva da una scarsa stimolazione. 

Quindi prima di cercare cause congenite (per estrema sintesi: miopia, sordità infantile, rachitismo eccetera.. comunque curabili con occhiali, apparati acustici, esposizione al sole, attività fisica sportiva e una corretta e sana alimentazione) cerchiamo cause ambientali (pessime abitudini, vita sedentaria, mancanza di stimoli adeguati al tipo di canale percettivo).

Ecco un problema tipico:

Come ho già ribadito più volte la maggior parte della popolazione è visiva, quindi anche istruttori, insegnanti e libri scolastici è molto probabile che descrivano la realtà, e le varie discipline scolastiche con termini visivi. Nel qual caso ci troviamo difronte ad un bambino e / o persona fortemente auditiva o cinestesica, è bene adottare strategie di traduzione dei termini che descrivono le varie discipline. Dove per traduzione vuol dire una sistematica conversione dei termini visivi in auditivi o cinestesici.

Per tutti, (intendo proprio tutti noi) inoltre è importante, per stimolare e incrementare le proprie capacità percettive, quindi mentali, frequentare corsi che incrementano ed educano i 3 canali percettivi.

Per istruire la vista, e le proprie capacità visive:  frequentare corsi di disegno, di pittura, di grafica (e simili).
Per istruire l’udito e le proprie capacità d’ascolto: frequentare corsi di musica, di strumento, di ascolto di vari generi, corsi di lingue (e simili)
Per istruire la cinestesia e le proprie capacità motorie, tattili, d’olfatto e di gusto:  praticare degli sport di gruppo, di squadra o di ballo, corsi di cucina (il cibo è cultura!), corsi d’arte manuale, di poesia, corsi di fai da te (e simili in base alle inclinazioni interessi e desideri).


I 3 Livelli di Apprendimento.

Ora non mi è possibile riassumere in un breve articolo quanto è necessario per affrontare in modo istruito, le migliori strategie, un problema di apprendimento. Perché nonostante quanto ho già scritto (che è una estrema sintesi di argomenti appresi in vari libri), non ho ancora trattato uno dei problemi fondamentali dell’apprendimento, e cioè che a scuola non vengono assolutamente insegnate né tecniche di apprendimento efficace, né tecniche e strategie di memorizzazione. Viene dato tutto erroneamente per scontato.

Invece siamo esseri complessi, ed ogni semplificazione, generalizzazione, crea cancellazioni. Questo vuol dire che qualcosa, e qualcuno viene cancellato, non preso in considerazione. E come in questo caso, quello che viene cancellato, tralasciato, non compreso (assurdamente aggiungo io) e che l’oggetto dell’apprendere non è l’appreso, ma l’apprendimento. 

Che tradotto vuol dire che non è importante cosa studiamo, ma come studiamo! E tranne pochi eroi, quasi nessuno a scuola insegna la cosa più importante dell’apprendimento: cioè che è fatto di 3 fasi:

  1. imparare
  2. imparare a imparare
  3. imparare a meglio imparare a imparare

Che detta così può confondere. Infatti io preferisco scriverla così:

1. “l’apprendimento”
(spontaneo, educazione, esplorazione);

2. “imparare a apprendere”
(presa di coscienza della struttura dell’apprendimento, e che veniamo modellati dall’apprendimento);

3. istruirsi (o scoprire)” come “imparare meglio” ad “apprendere”
(incrementare le capacità e velocità di apprendimento, e diventare dei maestri di modellamento e rimodellarsi a proprio piacere e necessità).

Ad esempio torniamo ad una parte della definizione di Dislessia: “incapacità di riconoscere o ricordare le parole scritte che si manifesta, nella lettura” . Attenzione che è usato il termine logico “o” e non “e”. Quindi anche non ricordare delle parole scritte in lettura è “Dislessia”… allora siamo tutti maledettamente dilessici? Chiaro che no! Perché praticamente  nessuno ricorda la maggiorparte di quello che legge non per l’invenzione di una “malatia, patologia” inventata attraverso la creazione della parola “Dislessia”, ma piuttosto a causa di come funziona la memoria a breve, medio e lungo termine. E anche in base a quale canale percettivo usiamo per memorizzare.

Torniamo al senso etimologico (significato originale) di “Dis-Lessico”, composto da “Lessico” (che riguarda la “parola”) più il prefisso “Dis” (che da senso opposto). Quindi opposto alla parola? Che si oppone alla parola?

Ora torniamo alle basi della PNL (Programmazione Neuro Linguistica) che ci insegna come avviene la comunicazione tra le persone. E ci insegna che è responsabilità del emittente (se sta insegnando, comunicando degli insegnamenti) verificare se il segnale trasmesso è stato codificato correttamente.
Che tradotto vuol dire che è responsabilità di chi insegna verificare che il metodo di insegnamento sia compreso dall’allievo, e laddove l’allievo usi strategie interne di percezione del mondo diverse dall’insegnante (emittente) è responsabilità dell’insegnante

  • o convertire il tipo di segnale in modo che sia comprensibile all’allievo (usando verbi e aggettivi diversi dal visivo ad esempio),
  • o dare degli strumenti di codifica del segnale emesso (cioè dare un metodo all’allievo per convertire i verbi e gli aggettivi in modo da essere più facilmente, comodamente e velocemente compresi attraverso il proprio canale percettivo preferito).

Ma non è finita. Comunque per tutti, nessuno insegna strategie di memorizzazione efficace (che io sappia non è materia di ordinamento scolastico).

Eppure tecniche di memorizzazione sono state sviluppate dai Greci prima, e dai romani poi. E il motivo è macroscopico! All’epoca non avevano libri, computer, dove trascrivere e memorizzare. La stampa venne introdotta in Europa nel 1300 e la carta inizio ad essere facilmente reperibile dopo il 1400. Pertanto tutto il sapere veniva tramandato per la maggior parte delle volte in modo orale (attraverso il racconto di storie). Quindi le persone dovevano ricordarsi, memorizzare. Cicerone, nato più di 2000 anni fa racconta di tecniche di memorizzazione che vengono insegnate ancora oggi.

Per memorizzare i suoi discorsi Cicerone utilizzava una tecnica associativa, che venne chiamata tecnica dei loci o tecnica delle stanze. Egli scomponeva il discorso in parole chiave e parole concetto che gli permettessero di parlare dell’argomento desiderato e associava queste parole, nell’ordine desiderato, alle stanze di una casa o di un palazzo che conosceva bene, in modo creativo e insolito. Durante l’orazione egli immaginava di percorrere le stanze di quel palazzo o di quella casa, e questo faceva sì che le parole concetto del suo discorso gli venissero in mente nella sequenza desiderata. È da questo metodo di memorizzazione che derivano le locuzioni italiane “in primo luogo”, “in secondo luogo” e così via. ( Fonte wikipedia)

Il campione di Memoria italiano Gianni Golfera insegna un metodo che coinvolge tutti i canali percettivi, aumentando quindi le neuro-associazioni.

Un altro metodo di memorizzazione strategica efficace è quella delle mappe mentali.

Qualsiasi alunno, studente che utilizzasse tutte e 3 queste tecniche e strategie di memorizzazione efficace, renderebbe a confronto gli tutti gli insegnanti che non le usano dei DISLESSI CRONICI.

Termino qui citando 2 affermazioni del Dislessico Albert Einstein (ovviamente uso il termine dislessia con ironia)

Albert EinsteinTutto deve essere semplificato per quanto possibile, ma non reso ancora più semplice.
(Questo per stimolarvi ad affrontare il problema “dislessia”, cioè di apprendimento, attraverso una “buona l’istruzione”)
Mai memorizzare quello che puoi comodamente trovare in un libro.
Impariamo piuttosto tecniche e strategie di studio e apprendimento veloce ed efficace, e tecniche di memorizzazione (per sapere come ritrovarlo quel libro, quell’informazione che ci serve, in quale paragrafo, in quale area del libro usando l’indice come mappa mentale, diretta o inversa. Ti ho incuriosito?).

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