Dislessia, e se l’approccio fosse sbagliato?

Posted by on maggio 23, 2013

Più leggo sulla DISLESSIA è più mi sembra che il problema sia culturale, come ha ben spiegato Malcolm Gladwell (autore di Blink) su Ted.com (ne ho scritto qui http://www.lucapilolli.com/malcolm-gladwell/) la scienza cercava gli universali in molte materie, fisica, biologia, medicina, psicologia, poi 15 anni fa si sono accorti che è più conveniente e interessante studiare le Variabilità.

Questo ha prodotto grandiosi risultati sia nelle scienze, come nel marketing. A mio avviso vedo un esatto parallelismo tra segmentazione del gusto orizzontale nel marketing, come elemento della variabilità, e segmentazione del modo di apprendere. Come ho già detto gli UNIVERSALI dell’apprendimento NON ESISTONO, possono esistere dei protocolli efficaci per delle segmentazioni di popolazione.

Solo che questa è nella scuola ancora un concetto fantascientifico? Per gli insegnanti ci sono il gruppo di PARI e poi il gruppo DIS-pari o DIS-qualche-altra-cosa.

Come diceva Kant, prima di valutare se una risposta è esatta bisogna valutare se la domanda è corretta. Ed a mio avviso l’approccio alla DIS-parità non è corretto, perché va affrontato come una Variabilità’, e non Disparità.
Considerando che nel caso della DISLESSIA, è l’alunno considerato DIS-abile, e non l’Insegnante DIS-abile nell’insegnare in modo vario, segmentanto, diversificato.

Io mi domando per usare un po’ di ironia alla Bergonzoni: chi è più grave? L’infermo di mente, o il fermo di mente? ;-)

E questo lo posso dire con cognizione di causa perché rientro in varie caratteristiche ritenute Dislessiche, e personalmente ritengo che un approccio strategico è decisamente più efficace di un approccio Dis-funzionale. Le parole sono importanti! Diceva Nanni Moretti.

Alfrfed Korzybski padre della Semantica generale lo spiegò ancora meglio quando insegnò che l’ESSERE: Luca, Mario, Giuseppe o Sara, Laura, Gloria o chi che sia; è un concetto molto più ampio di definire una persona con il verbo essere in un modo specifico. E questo bisogna aver coscienza che è un limite della comunicazione fatta usando il verbo ESSERE.

Di questo ne ho già ampiamente scritto in questo articolo: Dislessia, Dislessico, parole abusate.

Personalmente credo che sia sempre e solo una questione di tecniche, tattiche e strategie di apprendimento. Cose che uso, studio, o creo quotidianamente per risolvere praticamente tutti quelli che tali sacenti sicuramente mi diagnosticherebbero inventando un nuovo termine DIS-qualche-cosa-altro-che-non-va-bene, pertanto come problemi dislessici, ma guardassero allo specchio! ;-)

• La disgrafia… digito a 10 dita più veloce della maggior parte delle persone, e poi ci rendiamo conto di come scrivono i medici? I farmacisti devono fare un corso a posta per capire come scrivono. Da che pulpito eh!

Nel caso di errori di battitura? Avevo 10 in dattilografia, e nel caso in cui si renda necessario uso il correttore automatico, e comunque per quanto concerne la comunicazione ricordo che l’autocompletamento della lettura consente di comprendere anche quello che è scritto in modo errato. Vuoi vedere un esempio? Ecco qeutso è un esepimo di auto copmletametno elled parloe srcitte etrraametne. Quindi la pignoleria in senso maniacale dell’esattezza è da malati. Perché il ricevente comprende comunque quanto scritto. Mi piace ricordare il caso del padre di un mio amico che facendo import-export vendeva in mezzo mondo, e quando doveva parlare con persone di lingue straniere, in un modo o nell’altro, anche a gesti se serviva si faceva capire e concludeva affari, e vive in una grande e bella villa.

Se proprio devo scrivere a mano? Lo faccio contro voglia, è un metodo lento e antiquato, e se devo farlo per correggermi leggo quanto scritto al contrario come fanno i professori di italiano, ed anche questa è una tattica.

Per i testi scritti al computer e per gli errori che il correttore automatico non riesce a correggere uso riascoltare quanto scritto letto dal computer da una voce elettronica ormai sempre più gradevoli e naturali (SAPI5)

Il computer legge, e se sento che non scorre il testo allora correggo. In tutta franchezza non lo faccio sempre, lo faccio solo quando devo produrre un ottimo testo, impeccabile.

Per quanto riguarda la inversione v-f nella scrittura a mano con penna, me l’hanno fatto notare alle elementari, senza inventarsi un termine, un nome, un disturbo, e l’ho corretto da solo.

Quando scambio delle parole come zucchine e carote? Mi è bastato crearere una nuova neuro associazione in stile E.M.A.I.C.E. alla Golfera ed il problema è risolto.

Pertanto secondo me è solo questione di tecniche, tattiche e strategie, amor proprio e impedire agli altri di chiamarci con termini De o Dis-qualificanti, usare un po’ di creatività e tanto ego o amor proprio.

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