Glasser: depressione? No, depressare. E perché autocontrollo è l’ultimo apprendimento e non il primo.

Posted by on luglio 8, 2017

Glasser afferma che le persone “non sono depresse”, “stanno depressando”. Rendere nuovamente verbo (azione) e non sostantivo ci può aiutare concretamente a capire che per essere in uno stato emozionale dobbiamo compiere azioni e scelte specifiche. È una spiegazione razionale lo so. Eppure se uno razionalizza risulta molto efficace.

Il problema è come metterlo in pratica?

Ricordiamoci intanto che nessuno nasce “imparato” o “imparata” (fatemi passare questo modo di dire sgrammaticato ma molto efficace). Ogni apprendimento necessita di ripetizione per diventare appreso e poi conseguentemente abitudine.

Per prima cosa è importante notare che in termini evolutivi l’educazione quindi l’apprendimento di abitudini avviene SEMPRE con stimoli più esterni che interni; genitori prima, scuola dopo, e nel mentre siamo circondati da leggi e chi fa in modo di farle eseguire.

Usare l’auto apprendimento (autocontrollo) è uno dei modelli MENO efficaci. Usare stimoli esterni è molto più potente e veloce, per per farlo diventare un comportamento interno. L’autocontrollo è l’ultimo apprendimento non il primo. E’ fondamentale comprendere questo, e creare, cercare, comprare se serve quanti più stimoli esterni per aiutarci ad educarci al nuovo apprendimento che con la ripetizione diventerà abitudine quindi autocontrollo (quindi crescita).

Non è forte la mente che si illude di riuscire con i propri pensieri di controllare e crescere se stessa, ma è forte la mente che con azioni esterne obbliga se stessa a migliorare e crescere.

Se si è soli dei postit esterni possono aiutare un po. O dei messaggi o sveglie sul cellulare. Ma risulterà cmq molto facile autosabotarsi. Motivo? Ritornare alle abitudini conosciute vuol dire tornare nella propria zona di confort. Perché il conosciuto ci illudiamo di saperlo gestire meglio di quanto è sconosciuto. E ciò che è ancora sconosciuto ci obbliga (ad essere per un periodo scomodi) ad avere maggiore attenzione, ad usare meno preconcetti, ad impiegare più concentrazione, in pratica fatica ;-).

Risulta molto più potente ed efficace se ci si aiuta tra amici/e o compagni/e farsi, in modo da farsi da reciproco da specchio esterno o stimolo esterno per apprendere nuove abitudini, basta essere in accordo che si sta facendo un esercizio e lui ci sta aiutando. E se vorrà farlo pure lui/lei sarà utile per entrambi. Quindi consiglio di chiedere aiuto, e se non lo trovate, compratelo! Esiste ormai ogni tipo di professionista disposto ad insegnare quello che sa.

I momenti maggiori di crescita in tal senso li ho fatti con un mio amico con il quale l’uno faceva notare all’altro cose che avevamo deciso di farci notare (scusate il gioco di parole). ;-)

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Leggi articolo precedente:
Scegliere vuol dire avere anche la consapevolezza di rendere infelice qualcuno. Spesso se stessi.

Tempo fa ho letto questa frase: "Scegliere vuol dire avere anche la consapevolezza di rendere infelice qualcuno." E io aggiungerei:...

Chiudi