L’abbandono del colore.

Posted by on novembre 10, 2010

Colgo l’occasione per riflettere ancora sull’abbandono del colore, attraverso il video dei One Minute Silence. Ci mostrano un bel esempio di creatività in questo video semplice e complesso allo stesso tempo. L’idea è semplice, andare contro corrente. Ma contro corrente rispetto a chi?

A tutti quelli in blu scuro o grigio, camicia bianca e cravatta, in una strada grigia racchiusa nel cemento.

La massa rappresenta lo stereotipo modello di business su cui si basa la società odierna post monarchica e clericale. Questa società, la borghesia, che per distinguersi in sobrietà, per evocare serietà, e quindi richiedere rispetto arrivò al punto di abbandonare il colore che rappresentava lo sfarzo mostrati dal clero e monarchia.

Fateci caso, c’è un grande desiderio di recupero del colore. La maggiorparte delle villette a schiera nuove che vengono costruite vengono colorate con colori vivaci come, arancioni, gialli, azzurri, e così via. Perché la borghesia almeno nella casa dove può stare nuda vuole sentirsi, di fuori, colorata. Perché sentiamo il bisogno naturale dei colori. Perché i colori influiscono sulle nostre emozioni.


La pubblicità, i pubblicitari lo sanno, se vogliono emozionare devono usare, giocare anche e soprattutto con i colori.

Palmanova City VillageUn chiaro esempio di recupero del colore é espresso dai nuovi centri commerciali, massima espressione del potere economico borghese. Uno su tutti è quello del City Village di Palmanova.

Anche se ancora l’idea del lusso nell’immaginario collettivo, basta guardare le vetrine do via Monte Napoleone a Milano, è rappresentata dal Nero, dal Grigio, dal Metallizzato, dall’Argento, dall’Oro e dal Vetro. Qualche volta, un po’ di rosso, ma solo come tapezzeria.

Provate a notare quando andrete per strada, o in una metropolitana, vedendo tutta quella gente vestita in grigio, o blu scuro, o nero, che non rappresentano quasi mai i colori preferiti delle persone. Se vi soffermate a vedere il tutto sentirete questo grande vuoto, la mancanza del colore nei loro vestiti, nelle loro uniformi personali, ed anche nei loro volti, immedesimati nel ruolo del borghese.

Allora quello che vi chiedo è questo, abbiamo ancora bisogno, nel modo di rappresentare noi stessi attravero i vestiti, dell’abbandono del colore, per dimostrare di essere accettabili, degni di rispetto?

I primi forti segnali di rottura col passato arrivano da Desigual. Geniale il nome che coglie perfettamente gli umori della massa dei consumatori che desiderano allo stesso tempo essere diversi, colorati ma uguali, o meglio conformi sotto il marchio Desigual.

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