Quante Verità e Realtà esistono?

Posted by on novembre 26, 2010

Nel Blog dell’Apota tempo fa ho trovato la sua recensione del film di Into the wild – “La felicità è reale solo quando è condivisa

Qui il Trailer Italiano

È molto interessante come questo post continui a generare feedback tra cui il mio primo commento che riporto qui, dove esprimo la mia personale interpretazione del film.

Il percorso che fa il protagonista è di quelli che fa riflettere. Vengono toccati a volo d’uccello parecchi temi. All’inizio quello della famiglia, dei rapporti e delle scelte sbagliate e della reiterazione delle stesse e della sofferenza che queste portano a se stessi e a volte anche agli altri. Tutto sommato a mio avviso Christopher Johnson McCandless non è stato un vero radicale, in fin dei conti si è immerso nelle terre selvagge con un vantaggio tecnologico che la fauna di cui voleva cibarsi non aveva e nonostante questo si è fatto uccidere dall’ignoranza e dall’imprudenza.

Ma al di là di questa mia considerazione sull’aspetto “radicale”, ritengo che se fosse rimasto vivo (e con un po’ di intelligenza avesse guadato il fiume o i fiumi forse avrebbe potuto andare avanti ed interrogarsi su che cosa è “reale” e magari scoprire che dal punto di vista percettivo la verità è la realtà sono sempre interpretativi.

Personalmente “La felicità è fare ciò che piace”. (Pertanto la felicità è una decisione.)

Oggi ho riletto l’articolo nel Blog dell’Apota, e ritengo interessante per la riflessione innescata da questo film scrivere due citazioni importanti che potrebbero essere utili a chi vuole approfondire seriamente ed eruditamente la questione non solo filosofica ma più prettamente psicologica (anche in termini patologici) di Verità.

L’Apota è rimasto colpito dalla frase:”Chiamare le cose con il loro nome“.

e cita una frase di Thoreau: “non cerco l’amore, l’amicizia, i soldi, la giustizia; cerco la verità“.

Quando parliamo di Verità parliamo di Realtà.
Ma quante Verità e Realtà esistono?



Le discipline che si sono occupate seriamente di questi due aspetti come ben raccontato da Piergiorgio Odifreddi nel libro “Le Menzogne di Ulisse” sono: la Filosofia, ma sopra tutto la Logica (lo studio del Logos della parola, quindi la Matematica e discipline connesse) senza dimenticarci della Religione (che però affronta il tema in modo metafisico).

Già più di duemila anni fa Platone ci mise in guardia dal “Chiamare le cose con il loro nome“. quando asseriva:

Studia le parole a partire dalle cose, NON le cose a partire dalle parole“.

Rimanendo nelle questioni Filosofiche e Religiose non ne usciamo vivi (per prolissità) discutendo sulle riflessioni relative alla Verità e Realtà.

Ma addentrandoci in questioni pratiche quotidiane che toccano la nostra percezione della Verità e della Realtà troviamo una disciplina che ha dovuto fare seriamente i conti con questi due concetti: la Psicologia.

Probabilmente il più grande conoscitore contemporaneo di questi due apparenti sinonimi, che grazie ai suoi studi e scoperte sta aiutando migliaia di persone, malati e sofferenti di mente è Paul Watzlawick (ed in Italia Giorgio Nardone). 

Questi due geni ci dimostrano come la mente, paradossalmente delle persone più intelligenti, spesso si auto ingabbia autoingannandosi.
E questo ingabbiarsi e autoingannarsi ha a che fare con la patologia, con il dolore, con la Realtà e con la Verità.

Le scoperte di Watzalawich e Nardone
ci possono fare luce su queste due questioni.

La prima citazione di Watzlawick che riporto è tratta dal libro “La Realtà delle Realtà” ed enuncia:

Paul Watzlawick, aforismi, citazioni, realtà,
“L’illusione più pericolosa è quella che esista soltanto un’unica realtà.”

Per inciso, mi piace al tal punto che l’ho inserita nel mio personale Wallpaper Rotator e che potete prelevare cliccando su questa immagine a sinistra.

Sia Watzalawich che Nardone (d’ora in poi per brevità W. & N.) hanno dimostrato al mondo intero questo enunciato attraverso la Terapia Breve Strategica. Laddove quelli che un tempo la psicologia chiamava malati di mente, inutilmente curati con terapie lunghissime e dolorose, venivano curati efficacemente e velocemente con strategie che si basavano su questo piccolo ma fondamentale enunciato.

Per farla breve le persone che soffrono (termine modificato da W. & N. rispetto al termine patogeno “malati di mente”) vengono curate portandole repentinamente fuori dal loro piano della realtà, spesso con uno stratagemma, vengono portate al di fuori del loro autoinganno. Questo spinge la loro mente a vedere la realtà da un’altro punto di vista frantumando quasi istantaneamente l’unico piano della realtà nel quale si erano ingabbiati da soli. Questo salto un po’ come nel bel colpo di scena di Matrix 1, li obbliga ad una rielaborazione totale della realtà e ad una nuova costruzione di un nuovo piano della realtà (ovviamente accompagnati dal terapeuta).

Questo ha portato e porta alla guarigione migliaia di persone che soffrivano di problemi mentali, in modo veloce, repentino (da 3 a 15 sedute di terapia contro anni di soffernza e di inutili terapie di regressione filo freudiane).

Un film che tratta a modo suo questo aspetto del reppentino cambio della percezione della realtà è Butterfly effect. Per nulla interessante dal punto di vista terapeutico, ma valido per vedere cosa può fare la mente in termini di rielaborazione della realtà.

Detto questo, prima di scatenare un vespaio, è fondamentale verificare i motivi per i quali la psicologia freudiana ha fallito, o meglio ha espresso tutti i suoi limiti concettuali, e perchè la scuola di Palo Alto (W. & N) è più efficace e su quali nuove scoperte ha basato le proprie fondamenta.

Sigmund Freud bisogna ricordarsi che è nato nel 1856 ed è morto nel 1939. In pratica è vissuto in un periodo nel quale le conoscenze a portata dell’umanità intera, ma sopprattutto scientifica si basavano su “concetti di tipo lineari” e non “circolari” (cibernetici) come si è poi evoluta nella seconda metà del novecento. Freud non ha potuto aver accesso a queste nuove conoscenze ed ha basato il suo ragionamento sulla linearità di causa-effetto. Secondo Freud era necessario ritornare indietro alla causa scatenante di un evento patogeno percosiddire “digerirlo” e guarire. Questo comportava una regressione di memoria al momento traumatico, una rielaborazione della causa scatenante della “malattia mentale” (e lunghe e dolorose sedute terapeutiche).

system failureA parte il fatto che non siamo esseri perfetti e quindi possiamo nascere con cervelli diffettosi, anche un cercello sano e molto ben funzionante può per cosiddire andare in System failure, cioè come direbbero gli informatici: in errore bloccante di sistema.

Purtroppo per Freud le scoperte cibernetiche sono posteriori alla sua morte, altrimenti sicuramente grazie alla sua grande perspicacia avrebbe rielaborato il suo sistema come hanno fatto Watzlawick e Nardone.

Cosa ha approtato la cibernetica è lo studio dei sistemi cibernetici alla cultura dell’uomo? 
Che nello studio delle cose non esiste solo una direzione lineare di “causa ed effetto” ma esiste una interazione circolare tra causa effetto e informazione, laddove l’infomazione modifica o può modificare l’effetto, in modo circolare. Pertanto in un sistema cibernetico com’è il nostro cervello, di per se non risulta fondamentale una causa scatenante, ma la reiterazione circolare della stessa.

Per andare su un esempio concreto. Se da bambino ho avuto un trauma perchè aggredito da un cane, non è la causa scatenante che mi provoca la fobia dei cani, ma ogni azione successiva che rinforza in modo circolare la  convinzione. O meglio ogni volta che vedo un cane e penso, può essere pericoloso, se mi avvicino mi attaccherà, potrà mordermi, allora ci passo lontano, vedi ho fatto bene, ho ragione perchè tutti i cani possono mordermi e attaccarmi. Questo circolo vizioso ed ogni rinforzo di questo è patologico, è la patologia, non l’evento scatenante in se. O meglio siccome possiamo vivere solo nell’adesso, è quello che pensiamo adesso che determina la patologia e la sofferenza attuale.
Eppure, rimanendo nell’esempio, esistono migliaia, milioni di persone che invece amano i cani e godono della loro compagnia. Come si spiega questa differenza di Realtà?

La PNL (Programmazione Neuro Linguistica) ci viene in auito nella comprensione di questo aspetto. E’ tutta causa delle “Convinzioni” ovvero informazioni. Secondo quando ben spiegato anche da Anthony Robbins a milioni di persone nel mondo, che riprende gli studi e le scoperte di Bandler e Grinder e della scuola di Palo Alto,  le “Convinzioni” sono come “TAVOLI” che poggiano su piedi “Credenze”. Modificando le Credenze, si fa crollare il tavolo, ovvero la “Convinzione” quindi il piano della Realtà. A questo punto si possono innestare nuove informazioni, nuove Credenze e creare nuove Convinzioni, in pratica quindi creare un nuovo piano della Realtà.

Tornando all’Apota ed al suo articolo relativo al film “Into the wild”, la ricerca della Verità relativamente alla cultura d’avanguardia ci mostra e dimostra un grande paradosso: che la Verità in se non esiste. Concetto per fortuna distrutto anche dal filosofo e fisico Karl Popper, negli ultimi del novecento con l’introduzione del criterio di falsificabilità.

Karl PopperIl criterio di falsificabilità afferma dunque che una teoria, per essere controllabile, e perciò scientifica, deve essere “falsificabile”: in termini logici, dalle sue premesse di base devono poter essere deducibili le condizioni di almeno un esperimento che la possa dimostrare integralmente falsa alla prova dei fatti, secondo il procedimento logico del modus tollens (in base a cui, se da A si deduce B, e se B è falso, allora è falso anche A). Se una teoria non possiede questa proprietà, è impossibile controllare la validità del suo contenuto informativo relativamente alla realtà che essa presume di descrivere.

Come ha sottolineato Karl Popper, se una proposta teorica o un’ipotesi non può essere sottoposta a un controllo che possa falsificarla, allora il teorico che l’ha avanzata può suggerire, a partire da essa, qualsiasi altra concezione senza possibilità di contraddittorio: l’ipotesi iniziale può portarci a qualunque conclusione senza che si possa confutarla.

Sul concetto di falsificabilità si veda quest’intervista allo stesso Popper, disponibile in italiano e inglese, inclusa nella serie dell’Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche

Pertanto tornando al concetto di Verità, e alla ricerca della Verità, possiamo vedere che non è possibile arrivare ad una unica veritiera fonte della Realtà, ma sempre ad una multiforme, personale e soggettiva interpretazione della stessa. E questo ci mostra due cose, per primo il nostro limite percettivo, e per secondo che questo tuttavia ci aiuta a comprendere un concetto assai difficile da comprendere il “Multiverso” ovvero infiniti multipli.

Concludo relativamente al concetto di Verità con una citazione di Giorgio Nardone:

Giorgio Nardone, Domanda e Risposta Patogena,Se la domanda è formulata in modo patogeno qualsiasi risposta diventerà patologica.
Tratto da “Non c’è notte ce non veda il giorno”.

 

 

Link Utili per approfondimenti.

Wikipedia:
Alcune Letture interessanti di autori citati:

Relativamente alla storia della Logica (del Logos ovvero della parola)
Piergiorgio Odifreddi 
2004 – Le menzogne di Ulisse. L’avventura della logica da Parmenide ad Amartya Sen – Longanesi

Relativamente alla Terapia Strategica Breve e Veloce, e presupposti scientifici.
Paul Watzlawick
1967 – Pragmatica della comunicazione umana. Roma: Astrolabio.
2007 – Guardarsi dentro rende ciechi. Milano: Ponte alle Grazie.
Giorgio Nardone
1998 – Psicosoluzioni – Risolvere rapidamente complicati problemi umani
Relativamente alla Convinzioni e Credenze.
Anthony Robbins
1986 – Come ottenere il meglio da sé e dagli altri (Unlimited Power:The New Science of Personal Achievement)
1992 –  Come migliorare il proprio stato mentale, fisico e finanziario (Awake the Giant Within)
1994 – Passi da gigante (Giant Steps)
1995 – Appunti da un amico (Notes from a Friend: A Quick and Simple Guide to Taking Control of Your Life)

1 Comment

  1. Luca Pilolli

    Riporto a mio avviso un punto di vista interessante relativamente alla morte di McCandless, il protagonista del film “In to the Wild”
    Alaskan Park Ranger Peter Christian ha scritto:
    Se si considera McCandless dal mio punto di vista, è vedere rapidamente che quello che ha fatto non era nemmeno particolarmente audace, solo stupido, tragico, e sconsiderato. Prima di tutto, ha trascorso poco tempo per imparare a vivere realmente in natura. E’ arriavto al Stampede Trail senza nemmeno una mappa della zona. Se egli avesse avuto una buona mappa avrebbe potuto uscire dalla sua situazione [… ] Essenzialmente, Chris McCandless commesso suicidio. Estratto 26 agosto 2007.
    Fonte http://en.wikipedia.org/wiki/Christopher_McCandless

    Aggiungo anche che 400 metri da dove aveva provato a guardare il fiume ingrossato senza successo (vedi riferimento nel film) c’era un passaggio tram via cavo ad azionamento manuale che attraversava il fiume. L’ignoranza si paga sempre, lui l’ha pagata con la propria vita.

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