Scegliere vuol dire avere anche la consapevolezza di rendere infelice qualcuno. Spesso se stessi.

Posted by on giugno 20, 2017

Tempo fa ho letto questa frase:
“Scegliere vuol dire avere anche la consapevolezza di rendere infelice qualcuno.”
E io aggiungerei: “Spesso se stessi.”

E questo non vuol dire di aver preso una buona scelta, semplicemente pensare di non avere scelta.

In questi casi Milton Erickson usava chiedere, “in quanti modi puoi uscire dalla stanza?” solo per abituarsi ad aumentare le possibilità invece che ridurle.

Roberta: ci sono molte persone che pensano di non poter uscire dal tunnel e allora sai che fanno? arredano la galleria.
E continua a venirmi in mente la frase “e decise di essere infelice perché costava meno.

Luca: avevo pensato anch’io questa frase, anche che non è una questione di costo in denaro quando emozionale, il dover affrontare le proprie paure.
In questo caso mi ritorna in mente quest’altra frase:

“Non è coraggio se non hai paura.”

Roberta: non è che i costi siano solo economici… io per “costo” in questa frase ho sempre inteso costo in senso ampio…

Luca: Una volta il costo (relativo a quella frase) io lo interpretavo come “impegno da dover mettere” invece oggi mi rendo conto che è sempre una “qualche paura da dover affrontare”.

Roberta: Lo capisci man mano che vai avanti e più esperienze collezioni.

2 Comments

  1. scegliere è almeno avere tre o più opzioni. se la scelta è due siamo difronte a un dilemma ; essere o non essere e non è scegliere è un vero dramma

    • Luca Pilolli

      Se ci pensi un attimo usando la Logica Fuzzy è possibile risolvere anche il dilemma del mentitore che è appunto duale come la questione “essere o non essere“. Quindi anche quando abbiamo 2 sole scelte abbiamo la possibilità di sfumare. La terza scelta dipende da quanto siamo creativi come insegna Milton Erickson che come ho già scritto, ai suoi allievi era solito chiedere questa domanda per allenarli all’aumento delle possibilità: “In quanti modi possiamo uscire dalla stanza?“.

      Nota anche che “Artur Koestler” affermava che: “La maggior parte delle scoperte scientifiche altro non sono che vie di fuga da vicoli ciechi“. E Albert Einstein affermava che: “I problemi non possono essere risolti allo stesso livello di pensiero che li ha generati“. Queste due frasi ci ricordano che una possibile via di fuga da una trappola duale molto probabilmente deve essere cercata in modo creativo al di fuori della trappola stessa.

      Nel libro Change di Watzlawick, Weekland, Fish, nelle prime 20 pagine è spiegato magistralmente le tipologie di cambiamento, compreso il cambiamento del cambiamento e via dicendo. Una lettura potrebbe risultare utile o illuminante.

      Infine gli scacchi si insegnano relativamente alla scelte, se li guardiamo con una prospettiva di apprendimento, che una mossa è meglio di nessuna mossa. Quando non sappiamo come muovere, perché non comprendiamo ancora quali sono le intenzioni dell’avversario, solo muovendoci scoprirne il gioco.

      Detto questo so perfettamente che quando non siamo coinvolti emozionalmente è facile dare consigli, quando le emozioni ci tengono sotto scacco diventa davvero difficile pensare in modo strategico.

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