Parole riflessive.

Posted by on Dicembre 18, 2015

Ognuno interpreta le parole degli altri in base a quello che riflette di se stesso (le proprie: credenze, opinioni, metafore, background culturale, ambiente in cui vive).

Raramente qualcuno fa la fatica di interpretare le parole degli altri cercando di capire cosa stava riflettendo (a cosa si riferiva, cosa volesse dire).

Mentre quasi sempre ci aspettiamo che le parole degli altri siano riflessive, cioè che comprendano preventivamente cosa potremmo pensare noi di quello che ha detto.

E questo è un bel problema che viviamo tutti i giorni.

Dire: “pensa prima di parlare”; che tradotto vuol dire: “pensa a quello che ti conviene dire, e/o non ti conviene, e pensa a come dirlo”, presupporrebbe riflettere sugli effetti della propria comunicazione.  Una pessima supponenza in tal caso sarebbe credere che affermando un qualsiasi messaggio questo sia interpretato come noi lo interpreteremmo.

Cos’è che che ci può aiutare a comunicare con “empatia”? Sicuramente che il ricevente del messaggio usi empatia.

La massima comprensione tra due (o più persone) è quando chi sia chi parla che chi ascolta cercano di immedesimarsi nell’altro, tenendo il canale empatico il più attento e aperto possibile.

La minima o nulla comprensione tra due o più persone avviene quando sia chi parla che chi ascolta non sono minimamente interessati ad immedesimarsi nell’altro, mantenendo un atteggiamento decisamente introverso.
O come riporta il titolo di un libro di Paul Watzlawick “guardarsi dentro rende ciechi”, e sordi aggiungo io.

 

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